home mini google

GOOGLE HOME MINI

Il mondo degli assistenti vocali è esploso nel 2017 e, nei paesi in cui questi sono regolarmente venduti nei negozi, sono fra i prodotti in maggiore crescita, almeno dal punto di vista dell’attenzione ricevuta. Fra i pochissimi player di questa partita Google è sicuramente uno dei più importanti, se non il più importante.

Dopo aver lanciato sul mercato Google Home, l’azienda ha aumentato il suo parco prodotti non solo dando la possibilità ad altre aziende di integrare il sistema nei loro speaker, ma anche realizzando una versione più piccola ed economica del suo prodotto per la casa. Si chiama Google Home Mini ed è già disponibile nei paesi in cui anche il predecessore era già stato commercializzato (in Europa sono Francia, Germania e Regno Unito).

 Google Home Mini è decisamente più compatto del precedente modello e si alimenta adesso tramite un connettore microUSB e non più proprietario. C’è poi sul lato in plastica uno switch fisico per disattivare i microfoni. La base è gommata e questo impedisce movimenti involontari del prodotto, mentre la parte superiore è ricoperta di un gradevole rivestimento in tessuto, sotto al quale si accenderanno quattro led per indicare l’esecuzione di azioni, il volume o altre tipologie di segnalazioni del sistema. Toccando sui due lati il piccolo Google Home mini è poi possibile variare il volume della voce e della musica.

Google Home Mini si attiva pronunciando ad alta voce la frase “Ok Google” o “Hey Google”. In entrambi i casi l’attivazione è stata sempre rapida e ha sempre riconosciuto la voce, risultando forse anche leggermente più sensibile del modello classico. I comandi, se pronunciati in modo chiaro vengono sempre riconosciuti al primo colpo. Ovviamente più lo si utilizza e più ci si abitua a parlare come se fosse una persone e qualche rara volta si dovrà invece ripetere la frase perché siamo stati troppo frettolosi nel parlare. Una noia: alla pronuncia della frase di attivazione si accenderà ogni volta anche il vostro smartphone se avete impostato il riconoscimento con Google Assistant. In teoria una volta che Home dovesse parlare la nostra lingua, solo il più vicino dei dispositivi dovrebbe risvegliarsi.

Google Home Mini può eseguire il 100% delle operazioni che potete fare anche il più grande Google Home. Qualche esempio sparso: ricordarci dove abbiamo messo le chiavi, impostare un appuntamento, scoprire il meteo, scoprire il traffico verso il lavoro, inviare un messaggio agli altri Google Home di casa, controllare il termostato smart o le luci di casa connesse, far partire una puntata di Netflix sulla TV o scoprire cosa dovete fare domani. Il sistema è in perenne evoluzione ed espande ancora di più le sue funzionalità ogni volta che una nuova azienda aggiunge il supporto a Google Home (qui potete farvi un’idea). Come avrete capito però dovrete necessariamente parlare in inglese (o francese, tedesco e giapponese) per riuscire a farvi comprendere da Google Home. Qualcosa si muove per l’italiano ma ancora non ci sono date certe e l’attesa potrebbe ancora essere lunga.

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Ma quindi qual è la differenza con Google Home classico? La qualità audio. L’audio, almeno per quanto riguarda la parte musicale, non vale più di altri speaker venduti su Amazon per il suo prezzo e forse in certi casi anche meno. Non ha problemi di riproduzione, non c’è distorsione e il suono è anche abbastanza limpido. Questo potrebbe bastare per l’utente medio che vuole sentire qualche canzone mentre prepara la cena (anche ad un volume abbastanza sostenuto). Non basterà però a chi vuole ascoltare musica con uno speaker di qualità, meno che mai se avesse provato in precedenza Google Home che in quanto a qualità audio è un prodigio.

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